LINGUA ET MORES

modulo 3 Civiltà e vita quotidiana I contadini e gli schiavi avevano calzature poco costose e robuste: le sculponeae; le caligulae erano i sandali dei soldati portate anche da fanciullo da Gaio Giulio Cesare Germanico, soprannominato per tale abitudine Caligula. Raffinatezze femminili Anche le donne portavano sulla pelle una tunica lunga fino ai piedi come la stola: quest ultima, spesso variopinta, era indossata sulla tunica e stretta da una cintura. Per uscire, le matrone si coprivano il capo con un mantello, la palla, di foggia greca drappeggiata e fermata sulla spalla da una fibula d'oro. Le donne di classi agiate usavano anche borsette, ombrellini da sole (umbella) e ventagli di piume di pavone (flabella), di solito portati dall ancella che le accompagnava. Statua in marmo di giovane togato (Milano, Museo Archeologico). Preziosi gioielli di mantellina e dalla paenula, un mantello leggero con cappuccio. Pesanti mantelli con cappuccio erano il cucullus e la caracalla, da cui il soprannome dell imperatore M. Aurelio Antonino che la prediligeva; sotto la toga o in casa per comodità si usava la tunica (tunica), una sorta di maglia in lana o in lino che arrivava fino alle ginocchia. Consisteva in due pezzi di stoffa (plagulae) cuciti insieme e legati da una cintura: non era segno di distinzione uscire senza cintura. Gli uomini liberi amavano ornarsi generalmente con anelli d oro, muniti di sigillo; in età imperiale in ogni dito ci poteva essere un anello con castoni di costosissime pietre preziose; talvolta, soprattutto se si trattava di arricchiti, questi esibivano bracciali in oro, come testimonia Petronio nel Satyricon. Anche la calzatura doveva conferire dignità: i calcei, scarpe di lusso per uomini importanti, potevano essere patricii o senatorii: i primi di cuoio rosso, i secondi di cuoio nero. Era molto sconveniente uscire con le soleae o i sandalia e sappiamo ciò da Cicerone che si meraviglia nel vedere il pretore Verre con un abito trasandato e addirittura soleatus! Le Romane amavano esibire gioielli preziosi, frutto di una sapiente manodopera orafa: le collane, monilia, catene elaborate, erano ornate di chiusure con teste di moretti, di leoni, di serpenti; i braccialetti, armillae, assumevano varie fogge, tra cui quella a spirale, riproducendo la forma di serpente. Questo tipo di bracciale si collegava al culto del serpente, simbolo delle forze vitali sotterranee. Gli anelli, anuli, erano finemente lavorati, con castoni di gemme, nelle quali veniva incisa una formula di augurio o il volto di una divinità. Gli orecchini, inaures, passavano ogni immaginazione per varietà di forme: a «navicella , ad anello, ellittici, pendenti, con l inserimento di grosse perle, margaritae, ambra, corallo, pietre preziose colorate. Questi tintinnavano ad ogni movimento da essere chiamati crotala, nacchere. Bisogna annoverare i fermagli, fibulae, per fermare la stola, gli aghi, acus crinales, le bende, mitriae, abilmente inserite nelle elaborate acconciature dei capelli. Non sembra esagerata la testimonianza di Plinio il Vecchio, secondo cui la moglie di Caligola indossava gioielli del valore di quaranta milioni di sesterzi. Anche Apuleio diceva che le matrone potevano camminare sui gioielli: «Super gemmas et monilia calcant .

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