LINGUA ET MORES

modulo 7 257 Verba in itinere Domus urbana, domus rustica I Romani ricchi tenevano molto alla domus, «casa , considerata uno status symbol, quindi attraverso il tempo divenne sempre più confortevole, ampia e lussuosa. L abitazione signorile, documentata dagli scavi di Ercolano e di Pompei, era articolata in diverse sezioni, ornata di giardini interni, con locali adibiti alle esigenze della familia. La parola domus si fa derivare da una radice indoeuropea DEM, con il significato di costruire: da questo tema ha origine il greco demo, costruisco, da cui discendono domos, casa, e la sua sorella latina domus, termine rimasto nell italiano «duomo e nel dialetto sardo domu. Domus ha ancora numerosi lasciti: dominus e domina (padrone e padrona di casa) si sono trasformati nel tempo nell italiano «donno e «donna . Il termine maschile è sopravvissuto solo nella forma tronca di «don , che è un titolo di rispetto dato ai sacerdoti o precede il nome di personaggi ragguardevoli. Nel Sud viene anche attribuito a persone di più modeste origini. «Donna è rimasto tale nel nostro vocabolario, con diversi significati: compagna dell uomo, moglie, domestica, padrona. Altre parole derivate sono «domenica , da dies dominica, il giorno del Signore; «domestico da domesticus, appartenente alla casa; «domicilio da domicilium, stabile dimora in un luogo. La casa in latino veniva anche detta aedes, aedium, al plurale, termine che deriva da una radice con il significato di «bruciare e che designa un luogo dove si tiene acceso il fuoco, tema riconoscibile anche in aestus, aestas. Sembra che il nome Etna abbia anche questa origine. Da aedes, -ium deriva aedilis, «edile , aedificare, «costruire , aedificium, «edificio , aedicula, «tempietto , «edicola : quest ultimo vocabolo oggi sta a designare un chiosco addetto soprattutto alla vendita di giornali, o una piccola cappella o un tabernacolo. Il termine aedes, -is, al singolare, indicava il tempio (un luogo dove era acceso il fuoco sacro) diverso da templum, spazio chiuso dedicato alla divinità. Il termine «palazzo , secondo Isidoro di Siviglia, ha preso il nome dal principe Pallante, nobile dell Arcadia; in suo onore i Greci costruirono la città di Pallanteo e denominarono la reggia palatium. La domus era composta da differenti ambienti, l atrium, l atrio, dove ardeva il fuoco sacro; il nome viene ricondotto al nero (atrum) del fumo delle torce e del fuoco; vi erano l impluvium per la raccolta di acqua piovana, altri locali destinati alle riunioni e al convivio come il triclinium, a sala di ricevimento, il tablinum, alle abluzioni, le thermae, alla cucina, la culina e alle stanze per il riposo, i cubicula. Quest ultimo termine deriva dal verbo cubare, giacere, da cui «incubazione , «incubo . La domus era protetta dai tecta, «tetti , (supino tectum, coperto, dal verbo tegere), costituiti da tegulae piatte. Interessante è notare come thermae sia quasi immutato nella lingua d arrivo, infatti le terme sono luoghi dove si fanno bagni termali. Le parti meno nobili dell abitazione erano adibite alle attività quotidiane, come le cellae, così chiamate in quanto celano, nascondono: potevano designare i locali adibiti alla servitù, o una stanzetta a piano terra o sotterranea destinata a deposito o a dispensa. Anche ora la «cella indica un piccolo vano destinato a monaci o a carcerati, o a particolari funzioni, quali la cella frigorifera. Da solarium deriva «solaio , cioè ambiente esposto al sole perché le travi che lo costituivano erano esposte ai raggi solari.

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