LINGUA ET MORES

Civiltà e vita quotidiana passava dalla tutela del padre a quella del marito. Poi, quando aveva dei figli, diventava mater familias: il suo comportamento doveva essere irreprensibile e austero, le era richiesta una totale dedizione alla famiglia. Ella non partecipava alla vita politica, ma poteva uscire accompagnata da un ancella (ancilla), andare per negozi o presso le amiche. Godeva inoltre di grande prestigio all interno della famiglia: amministrava i beni della casa, educava i figli, esercitava l autorità sulle serve. La vita in famiglia I figli e le figlie di famiglia (filii et filiae familias) erano molto rispettosi nei suoi confronti. La matrona era di costumi integerrimi; le sue principali virtù erano la dedizione al marito, la cura dei lavori domestici, la religiosità; infatti offriva spesso rose e viole agli dei e alle dee. I modelli ideali di matrona romana si trovano sulle epigrafi. In particolare, ne è rimasta famosa una che ricorda la filatura della lana (lanam tractare) come virtù propria della donna romana. Filare la lana assumeva un valore simbolico: l adesione della donna al modello di comportamento della madre di famiglia (mater familias) onesta, casta, fedele al marito. La padrona di casa (domina) si dedicava poi a tessere e a ricamare. Nonostante le decisioni fossero di competenza del marito, la moglie era spesso cooperatrice del consorte. Partecipava alla sua dignità, condivideva l educazione dei figli, gli stava vicino nei banchetti (epulae), dove mostrava però atteggiamenti austeri e riservati. Infatti nei convivi la donna stava seduta e non sdraiata, non beveva vino, ma vino mescolato al miele (mulsum). Si presentava elegante, ma sobria, con l abito lungo, spesso avvolta nel mantello (palla), simbolo di virtù femminile; il trucco quasi non si vedeva. La matrona modello di virtù femminile nella Roma repubblicana Molte donne romane sono passate alla storia come modello di moglie perfetta: per esempio, Lucrezia, sposa di Collatino, si uccise per non sopravvivere alla violenza usatale da Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo. Alla fine 19 é Scena di vita familiare (dal sarcofago di M. Cornelio Stazio, III d.C.). della repubblica, con il diffondersi dei costumi orientali e della ricchezza (divitiae), si impose il gusto per i piaceri (deliciae) della vita mondana e del lusso. Così il modello tradizionale della matrona fu talora messo in discussione. Venne introdotto il divorzio e si riduceva il numero dei figli. Ciò causò la reazione ostile dei conservatori che accusarono le donne di corruzione e di eccessiva libertà dei costumi. La lex Oppia La lex Oppia fu promulgata nel 215 a.C. durante la Seconda guerra punica; intendeva limitare il lusso delle donne e fu promossa dal tribuno della plebe Gaio Oppio. Secondo questa legge, le donne non potevano possedere più di mezza oncia d oro, né indossare abiti dai colori troppo vivaci, né salire su di una carrozza trainata da due cavalli. La legge era stata approvata in un momento di difficoltà finanziarie, a causa della disfatta di Canne e della conseguente riorganizzazione dell esercito romano. Con la conquista della Grecia, con il riordino delle finanze di Roma e la diffusione di un modo di vita raffinato, venne proposta l abrogazione della legge Oppia, fatto a cui si opposero M.G. Bruto, P.G. Bruto e M.P. Catone. Le donne intervennero a favore dell abrogazione di tale legge e l ebbero vinta. è Volto in argento di matrona del II sec. d.C. (Torino, Museo di Antichità).

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