LINGUA ET MORES

188 modulo 5 Parole dono del cielo sono ancora quelle che riguardano la divinazione: il verbo «considerare ha in sé sidus, sideris = astro + il prefisso «con ; gli auguri scrutavano le stelle per trarne auspici; il termine ha ora il significato di esaminare con attenzione, di valutare una determinata situazione. Anche «disastro è di nascita stellare, perché composto da astrum + il prefisso dis, con senso negativo; di conseguenza si intende un astro non favorevole alle vicende umane, da cui «sciagura che provoca gravi perdite. «Assiderare è sempre figlio di astrum, infatti l aggettivo sidereticius definiva chi era colpito da una malattia provocata dal freddo di una costellazione e, adesso, per estensione, chi è colto dal gelo. Da influere = scorrere, deriva il verbo «influire con il significato di esercitare un influenza su qualcuno, in riferimento alle divinazioni degli auguri che interpretavano lo «scorrere delle stelle con effetti sulle vicende umane. Anche il termine «influenza trae le sue origini da un influsso negativo degli astri responsabili di diffondere epidemie. In francese e in inglese «influence , oltre al significato di influsso, è utilizzato nel linguaggio medico per definire l influenza, spesso abbreviato in «flu . Gli àuguri traevano auspici in uno spazio sacro, templum, tracciato nel cielo e in modo corrispondente sul terreno per cercare i segni della divinità; la parola passò poi all edificio eretto in onore del dio e lo troviamo in italiano con minime variazioni, «tempio . I sacrifici costituivano una parte molto importante della religione dei Romani, che chiamavano sacrificium qualunque offerta fatta agli dei. Questa poteva essere cruenta, con spargimento di sangue o incruenta con offerta agli dei di focacce, fiori, frutta o con libagioni di latte o di vino puro. La victima (se si trattava di un grosso animale), hostia (se era un piccolo animale) veniva condotta presso l ara (altare) sacrificale. La parola latina hostia, in italiano, è rimasta pressoché invariata, a parte la caduta della «h : è la sottilissima sfoglia che il sacerdote consacra nella messa a ricordo del sacrificio di Gesù quale vittima sacrificale. Il sacerdos implorava l aiuto del nume, poneva sul capo della vittima un po di farina, mista con il sale, mola salsa: di qui i vocaboli immolare e immolatio, filtrati nella lingua italiana con lo stesso significato. Poi si versava una tazza di vino, libatio, libagione, dopo averne assaggiato e fatto assaggiare a chi aveva offerto il sacrificio. In italiano libagione in tono scherzoso significa un abbondante bevuta. Talora la vittima era bruciata e il sacrificio era detto holocaustum; Il termine vuol dire «bruciare tutto e indica la distruzione di milioni di ebrei eliminati nei campi di concentramento in Europa nel secolo scorso. Le cerimonie erano dirette dal pontifex maximus, «colui che fa costruire un ponte : un opera pubblica di tale importanza veniva affidata a un personaggio che all interno della comunità godesse di grande stima e potesse anche essere il depositario della religione. In età paleocristiana i vescovi erano chiamati «pontefici ; dopo l XI secolo questo termine viene riservato solo al papa. Nei sacrifici propiziatori le viscere erano esaminate dagli aruspices che osservavano la loro disposizione, in che modo la fiamma le avvolgesse e come si levasse il fumo dell incenso. Nell area sacra, in prossimità dell ara l augur, il sacerdote, vaticinava il futuro osservando il volo degli uccelli; questi augures erano indovini ufficiali di Roma, riuniti in un collegium e venivano consultati dai magistrati prima di ogni impresa. Durante le guerre gli aruspici occupavano un luogo, detto augurale, vicino alla tenda del comandante, dove si traevano gli auspici. Dal tema augur sono derivati augurare, auguri, augurio, che sottintendono sempre il desiderio di una buona sorte.

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