LINGUA ET MORES

Civiltà e vita quotidiana 163 Gli dei «privati Molto venerati erano anche gli dei «privati : il Genio tutelare, i Lari (Lares), le anime degli antenati che proteggevano la casa, i Penati (Penates), custodi della famiglia e dello Stato; le loro piccole statue erano conservate presso il focolare in un apposito armadietto. Poi c erano i riti pubblici, presieduti dai sacerdoti (sacerdotes). Il rituale della festa e del sacrificio Le pratiche della religione di Stato erano affidate a un collegio di pontefici (collegium pontificum), il cui capo era il Pontifex maximus. Egli sceglieva i flamines, cioè i sacerdoti preposti al culto di ogni divinità. Le cerimonie pubbliche prevedevano la preghiera, il sacrificio di vittime di maiali, tori, pecore, cavalli e anche pesci. L animale, cosparso di farina, veniva ucciso e il suo sangue versato sull altare. Verso i culti orientali A partire dal 1 secolo d.C. si diffusero a Roma culti orientali come quello di Iside, che veniva dall Egitto o di Mitra, di origine mediorientale. Infine si impose il Cristianesimo, dapprima fortemente osteggiato dal potere. Nel giro di quattro secoli divenne la religione di Stato e si sostituì ai culti preesistenti. Segni delle divinità e formule magiche Nel mondo romano le divinazioni erano antichissime: risalivano agli Etruschi e agli albori della storia di Roma. Ogni azione importante veniva svolta dopo aver esaminato i segni inviati dalle divinità (auspicia). Per interpretarli, si ricorreva ai magistrati e a esperti come gli augures, specialisti del volo degli uccelli, o agli haruspices che leggevano le viscere degli animali. Tutto ciò non era considerato magia, che invece era vista negativamente e molto temuta, soprattutto dai ceti inferiori della società. Venivano recitate formule di scongiuro (carmina) che potevano avere un senso ben preciso volto ad allontanare gli influssi dannosi, La testa del dio Oceano in un riquadro esagonale con motivi a treccia (Sabratha, Museo Archeologico). oppure erano frasi o parole senza significato. Sulle porte delle case si trovava spesso la scritta ARSEVERSE: ciò bastava a tener lontano il fuoco, la grandine e ogni calamità. Non era così facile allontanare i lemures, i fantasmi, dai luoghi che avevano abitato quando erano in vita. Si pensava che il morto si vendicasse dei torti subiti e che apparisse per spaventare i vivi con fragore di ferro e di catene. Per placare gli spiriti e per allontanarli dalla casa, a maggio si celebravano i Lemuria, cerimonie che culminavano a mezzanotte quando il pater familias, dopo essersi lavato le mani, metteva in bocca una fava nera e la sputava, ripetendo per nove volte questo rituale. Poi invitava i fantasmi ad andarsene con una formula magica: «Manes exite paterni! . «Ombre dei miei antenati andatevene! . Si credeva che esistessero uomini capaci di trasformarsi in lupi mannari, i versipelles: così trasformati assalivano le greggi di notte, per riprendere di giorno la forma umana. La fantasia era popolata di molti altri mostri che terrorizzavano in cielo, in mare, in terra: venivano ammaliate da queste superstizioni soprattutto le persone più deboli e sprovvedute.

LINGUA ET MORES
LINGUA ET MORES
Libro digitale