LINGUA ET MORES

modulo 4 158 Verba in itinere Il convivium Il banchetto per i Romani costituiva un momento di affermazione sociale, di esibizione di ricchezza e di forte aggregazione, infatti il convivium era un modo di «vivere insieme , dimostrando agli invitati nella propria domus amicizia, cordialità e raffinatezza. Il convivium era un momento di gioia, di sfrenate libagioni, ma anche occasione di ascoltare versi di autori illustri e di assistere a spettacoli di danze e musica. Questo vocabolo nel Medio Evo era molto usato: Dante intitola Il Convivio la sua opera filosofica, con l invito a un banchetto dove si attinge sapienza. Ora il «convivio è un termine letterario, più diffuso è il suo aggettivo «conviviale , che si riferisce a una mensa elegante. Questo momento molto importante, che occupava l ultima parte del giorno, veniva chiamato cena, termine ora invariato. Il prandium, consumato a mezzogiorno, ha subito poche variazioni diventando «pranzo . Pochi sanno che «merenda deriva dal verbo merere, quindi sono le cose che si meritano, date in premio a chi ha lavorato o a fanciulli che si sono comportati in modo adeguato. La nostra «mensa è uguale alla mensa latina, che in tempi arcaici indicava un grande e sottile tondo di pane che fungeva da piatto, tanto che Virgilio dice: «e si mangiarono anche le mense . Per quanto riguarda gli alimenti, siamo debitori nei confronti dei Romani di numerosissimi vocaboli, tra cui, per ricordare i più ricorrenti: «mortadella , da myrtata, con il diminutivo di murtatella, un salsiccione aromatizzato da bacche di mirto, ora sostituite dai pistacchi. «Salsiccia è derivata da insicium (carne di maiale a pezzettini) con aggiunta di sal... e la salsiccia è fatta. Mica panis dicevano i latini per indicare una briciola di pane: adesso «mica o «michetta è una pagnotta più piccola dei grossi pani che si cuocevano soprattutto nelle campagne. Questo temine vive anche come avverbio, sempre con senso riduttivo: hai mica tanta fame! A proposito di pane, Isidoro di Siviglia sostiene che panis deriva dal greco pan = tutto, perché si accompagna a tutti gli alimenti. Sempre secondo questo etimologo, farina proviene da far, faris, (farro); sebo, da suebum, (sus, suis = maiale, animale che ha tanto grasso); acqua da aequalis, perché le superfici idriche si presentano lisce ed eguali; caseus, da caret (manca), perché il formaggio manca di siero. In italiano si hanno i derivati caseario, caseificio. Il sale, da sal, era un alimento di scambio, tanto importante per la conservazione degli alimenti; costituiva anche una razione che veniva data ai soldati, come paga insieme a grano e olio, porzione in seguito corrisposta con una somma di denaro, da cui «salario . Nel plurale sales voleva dire arguzie; ora la traccia di questo significato si trova nell aggettivo «salace . La panna ha la sua radice in pannus = panno, perché considerata come un velo affiorante sul latte. Se pensiamo alla tavola imbandita, molti strumenti sono linguisticamente i genitori dei nostri utensili: culter o cultellus è coltello, cochlear, cucchiaio, o cuillère in francese; craticula, graticola, amphora, anfora, testu, vaso di terra, è diventato «testa , perché contenitore del cervello. Anche testuggine giunge da testu, inteso come guscio osseo, che racchiude il corpo. I Romani meno abbienti prediligevano i ritrovi nelle tabernae, taverne, trattorie: questa parola deriva dal verbo tractare, occuparsi di qualcuno. Protagonista all interno della locanda è l oste, da hospes = ospite. Il termine in italiano indica sia chi viene ospitato, sia chi ospita.

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