LINGUA ET MORES

modulo 3 127 La parola ai testimoni Ovidio: un alleato delle donne Ovidio Nasone Publio (43 a.C.-18 ca d.C.) originario di Sulmona. Poeta alla moda della brillante società romana, fu mandato da Augusto in esilio a Tomi (mar Nero, 8 d.C.); a nulla valsero i suoi tentativi rivolti all imperatore per ritornare a Roma. Le sue opere più celebri furono Amores, Ars Amatoria, Remedia amoris, Metamorfosi. Il Medicamina faciei contiene consigli alle donne per migliorare il proprio aspetto anche con ricette per la preparazione di cosmetici riparatori. Nelle Metamorfosi predomina un atmosfera favolosa con il continuo passaggio dall umano al divino. Sono riconoscibili alcuni tratti «barocchi : l esuberanza dell immaginazione, la teatralità scenografica, la trasformazione. L indagine psicologica, la fluidità metrica, la versificazione raffinata caratterizzano tutta la sua poesia. Cosmetici per un volto sempre splendido Ovidio, nel De medicamine faciei, un trattatello in 100 versi, esorta le donne a preservare la loro bellezza e fornisce cinque ricette a base di ingredienti vegetali che garantiscono un volto sempre liscio e risplendente. Il trattato si presenta in contrasto ai radicati pregiudizi moralistici, considerando i cosmetici come naturale rivendicazione delle donne a piacere e a farsi belle; il gusto che ispira questi versi si inquadra nel generale estetismo che caratterizzava la società mondana della Roma augustea. Nec tu pallentes dubita torrere lupinos et simul inflantes corpora frige fabas: utraque sex habeant aequo discrimine libras, utraque da nigris comminuenda molis. Nec cerussa tibi nec nitri spuma rubentis desit et Illyrica1 quae venit iris humo: da validis iuvenum pariter subigenda lacertis (sed iustum trisitis uncia2 pondus erit). Addita de querulo volucrum medicamina nido ore fugant maculas: alcyonea vocant; pondere si quaeris quo sim contentus in illis, quod trahit in partes uncia secta duas. Ut coeant apteque lini per corpora possint, adice de flavis Attica3 mella favis. Quamvis tura deos irataque numina placent , non tamen accensis omnia danda focis. Tus ubi miscueris radenti corpora nitro, ponderibus iustis fac sit utrumque triens. 70 75 80 85

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