Il dovere della memoria

MEMORIA E RIFLESSIONE confidenza, e lo pregai di investigare con discrezione sul dottor M ller: quanti anni aveva? quale aspetto? dove era stato durante la guerra? La risposta non tardò molto: gli anni e l aspetto coincidevano, l uomo aveva lavorato prima a Schkopau, per impratichirsi nella tecnologia della gomma, poi alla fabbrica di Buna, presso Auschwitz. Ottenni il suo indirizzo, e gli mandai, da privato a privato, una copia della edizione tedesca di Se questo è un uomo, con una lettera di accompagnamento in cui gli chiedevo se era veramente lui il M ller di Auschwitz, e se ricordava «i tre uomini del laboratorio ; bene, che scusasse la brutale intromissione e ritorno dal nulla, io ero uno dei tre, oltre ad essere il cliente preoccupato per la resina che non essiccava. [ ] La risposta arrivò datata 2 marzo 1967, su elegante carta intestata in caratteri vagamente gotici. Era una lettera di apertura, breve e riservata. Sì, il M ller di Buna era proprio lui. Aveva letto il mio libro, riconosciuto con emozione persone e luoghi; era lieto di sapermi sopravvissuto; mi chiedeva notizie degli altri due «uomini del laboratorio , e fin qui non c era nulla di strano, poiché erano nominati nel libro: ma chiedeva anche di Goldbaum, che io non avevo nominato. Aggiungeva di aver riletto, con l occasione, le sue annotazioni su quel periodo: me le avrebbe commentate volentieri in un auspicabile incontro personale, «utile sia a me, sia a Lei, e necessario ai fini del superamento di quel terribile passato («im Sinne der Bew ltigung der so furchtbaren Vergangenheit ). Dichiarava infine che, fra tutti i prigionieri che aveva incontrato ad Auschwitz, ero io quello che gli aveva fatto l impressione più forte e duratura, ma questa poteva bene essere una lusinga: dal tono della lettera, e in specie da quella frase sul «superamento , sembrava che l uomo aspettasse qualcosa da me. Adesso toccava a me rispondere, e mi sentivo imbarazzato. Ecco: l impresa era riuscita, l avversario accalappiato; era davanti a me, quasi un collega verniciaio, scriveva come me su carta intestata, e si ricordava perfino di Goldbaum. Era ancora assai sfuocato, ma era chiaro che voleva da me qualcosa come un assoluzione, perché lui aveva un passato da superare e io no: 208

Il dovere della memoria
Il dovere della memoria
Collana I LIOCORNI