Wilson lo zuccone

che un altra persona voleva entrare, senza dubbio un altro abitante del palazzo; questa persona chiuse la porta al buio e salì le scale dietro Tom, a passi pesanti. Sempre al buio, Tom cercò la sua porta, s introdusse in casa e accese la luce. Quando si voltò, fischiettando allegramente, vide la schiena di un uomo. Questi stava serrando la porta al posto suo. Il fischiettio si spense poco a poco e fu colto dall inquietudine. L uomo, un derelitto coperto di vecchi vestiti consunti, inzuppati e sgocciolanti di pioggia, si voltò e apparve un muso nero nascosto da un cappellaccio a cencio. Tom si spaventò. Cercò di cacciarlo fuori, ma le parole si rifiutarono di uscire dalla gola, così l altro parlò per primo. Disse, a bassa voce: Sta calmo. Sono tua madre! Tom si accasciò6 su una sedia e balbettò: Ho agito in modo abietto e indegno, lo so; ma l ho fatto a fin di bene, davvero, posso giurarlo. Roxana restò immobile per un momento guardandolo silenziosamente mentre egli si contorceva per la vergogna e continuava ad emettere autoaccuse incoerenti e frammentarie miste a deplorevoli tentativi di giustificare e attenuare il suo crimine; poi ella si sedette, si tolse il cappello e la massa scarmigliata dei lunghi capelli scuri le scese sulle spalle. Non è certo per merito tuo se non sono ancora grigi , osservò tristemente guardando i suoi capelli. Lo so, lo so! Sono un furfante. Ma ti giuro che l ho fatto a fin di bene. stato uno sbaglio, naturalmente, ma pensavo di aver agito per il meglio, davvero. Roxy iniziò a piangere sommessamente7 ma, ben presto, le parole trovarono sfogo tra i singulti. Furono pronunciate in tono lamentoso piuttosto che adirato. 6 si accasciò: si lasciò cadere senza più forze. 7 sommessamente: a bassa voce, con sottomissione. 178

Wilson lo zuccone
Wilson lo zuccone
Collana I LIOCORNI